Campionato di mediocri, per questo aumentano i rimpianti. Ma c’è tempo…

A buon intenditor… Forse sarà il campionato più mediocre, o se preferite più livellato, del dopoguerra, come dimostrano quelle otto squadre nello spazio di quattro punti dopo sei giornate. E tra quelle otto formazioni non ci sono né Napoli né Milan, con la Juventus a far meglio solo delle neopromosse, Empoli e Verona. Ma più che puntellare le speranze, la situazione genera malumore a chi stanno a cuore le sorti della Roma.
E’ già tempo di rimpianti visto che il calendario sembrava offrire opportunità importanti alla squadra di Garcia, che avrebbe potuto e dovuto vincere a Verona (come ha fatto la Lazio…), avrebbe potuto e dovuto battere il Sassuolo in casa e quantomeno uscire imbattuta da Marassi nella sfida con la Sampdoria. Siamo a quel che poteva essere e non è stato, ma il tempo per recuperare non manca come ben sanno a Trigoria dove il malumore è sempre su livelli di guardia.
Gl infortuni di Dzeko, Totti e Keita forniscono un alibi consistente, ma questo non può, ma soprattutto non deve mascherare gli errori commessi in sede di campagna acquisti. Il problema del difensore centrale resta irrisolto: Castan è in ritardo e le illusioni estive si sono infrante al primo vero esame del campionato e chissà quando il gap sarà colmato. La scelta di Rudiger almeno per ora non si è rivelata azzeccata: il tedesco è giovane, crescerà sicuramente, ma non è sembrato pronto. Gyomber somiglia molto a Spolli, arriva anche lui da Catania e l’impressione è che possa fare panchina in eterno. Insomma, la soluzione di De Rossi è illuminante.
Le stesse perplessità si ripropongono in attacco, in particolare nella mancanza di un vice-Dzeko che non è, né poteva essere Francesco Totti, che ha caratteristiche, anagrafe e attitudine molto diverse dal bosniaco. Ci sono tre figurine che si somigliano (Salah, Gervinho, Iturbe), ma non c’è un sosia del centravanti “spaccaporte”. Sabatini, e più ancora Garcia, hanno sottovalutato l’esigenza e all’handicap degli infortuni si aggiunge quello di una rosa con troppi “petali” inadatti.
Ai tempi del secondo scudetto, quello firmato da Liedholm, Falcao e compagnia cantando, Gianni Melidoni sulle colonne de Il Messaggero inventò uno slogan che avrebbe fatto compagnia ai giallorossi fino alla conquista del titolo: “Dolce sarà la primavera…”. Sognare non costa nulla, sempre che qualcuno a Trigoria si svegli.

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