A Borisov come a Mosca un anno fa: un’altra occasione sprecata

di PAOLO MARCACCI – Dal (supposto) grigio lupo al grigio topo, quasi senza passare dal via: la nuova maglia, che a guardare lo stemma sembra di essere tornati a quando non c’era ancora il technicolor, non è partita benissimo, diciamo così. Mentre Szczesny è tornato malissimo, se mestamente volessimo giocare con le parole, se ancora ne avessimo.
Ma stasera non si può e non si deve intentare alcun processo ad personam: sarebbe una, benché minima, attenuante per il gruppo, e quando parliamo del gruppo non alludiamo soltanto a chi è sceso in campo ma a ogni componente della sfera tecnica. Stasera è andata in scena una delle peggiori serate della storia europea della Roma: prevedibilità, arrendevolezza, assenza totale di cambi di passo, nervosismo quasi subito eccessivo. Per due terzi di gara in balia della maggiore brillantezza e della rapidità di un avversario tonico, disposto in maniera semplicemente ordinata, senza alcun volo pindarico dal punto di vista tattico ma puntuale nel presidio degli spazi e nella compattezza delle linee, che protegge due centrali lenti come Dubra e Milunivic, ai quali l’attacco della Roma doveva e poteva teoricamente fare molto male, stasera.
Tra chi non è mai entrato in partita e chi ne è uscito quasi subito, la squadra giallorossa per un’ora buona non ha potuto contare su alcuna delle sue individualità: esemplare, in questo senso, la sistematica intercettazione dei suggerimenti rasoterra nel cuore della trequarti, che non hanno quasi mai raggiunto Iturbe – finché è rimasto in campo -, Salah e compagnia latitante.
Però, se siamo costretti a denunciare l’assenza dei singoli, vuol dire che diamo per scontato di non poter fare grande affidamento sulle varianti dello spartito, sulla sua stessa efficacia.
Se poi qualcuno vuole contestare che la formazione del secondo tempo è risultata molto più equilibrata ed efficace, questa a noi sembra un’aggravante, come lo è sempre la chiusura della stalla quando i buoi sono fuggiti.
Iago Falque ha trasformato la squadra, è risultato una fonte di gioco: tutti indizi del fatto che poteva giocare dall’inizio.
Il calo degli uomini di Yermanovich, vestito come se si fosse ancora in epoca sovietica, evidenzia che grande occasione sia stata sprecata stasera, come a Mosca lo scorso anno.
Poi ci si ritrova a rincorrere, a rammaricarsi per le traverse e per le occasioni sprecate: tutto già visto e imperdonabile, visto il divario tecnico a vantaggio della Roma.
A meno che qualcuno non pensi che Volodko e Stasevich siano realmente dei fenomeni.bate1

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