Lotito non paga le multe: la Toyota gli fa causa, rivuole 70 mila euro! In Autostrada anche a 226 kmh

La fretta gioca un brutto scherzo a Claudio Lotito. La Toyota Italia ha fatto causa al presidente della Lazio: motivo del contendere, un pacchetto di multe prese con la vettura, di proprietà della compagnia automobilistica ma in uso al presidentissimo biancoceleste, che però ritiene di non doverle pagare. In totale, qualcosa come 70mila euro di sanzioni amministrative: non proprio briciole. E tutte maturate, appunto, per eccesso di velocità.

Un nuovo problema che vede coinvolto il consigliere della Federcalcio di Carlo Tavecchio, a cui la Toyota aveva concesso una vettura in comodato d’uso gratuito, pratica abituale non soltanto con personalità del mondo sportivo. Una sorta di “prestito”, formalmente intestato all’autista del presidente laziale, Luca Polce. Durante il periodo di comodato, però, la macchina è stato ripetutamente inquadrata dagli autovelox, con conseguenti sanzioni per eccesso di velocità. La Toyota ha pagato il conto salatissimo, come di prassi, per poi chiederne conto al presidente Lotito. Che però di fronte alla richiesta di rimborso ha opposto un netto rifiuto: «Quelle multe sono maturate per necessità di scorta – spiega infatti il legale di Lotito, l’avvocato Gentile – e la Toyota non ha inoltrato istanza al prefetto per farle annullare: il Polce ha lo status di guardia pubblica e aveva quindi la possibilità di infrangere i limiti di velocità».

In sintesi, secondo la tesi difensiva del legale, Toyota avrebbe dovuto verificare la legittimità di quelle sanzioni prima di pagarle. Sanzioni aumentate, sostiene inoltre Gentile, “per la mora maturata, in quanto inizialmente ignorate”. Ma la branca italiana della azienda giapponese non è d’accordo e anzi ha risposto ai tentativi di chiarimento portando Lotito davanti a un giudice, nel tentativo di ottenere il pagamento dell’intera somma sborsata. Le parti stanno scambiando in questi giorni le memorie difensive in attesa della prima udienza civile, attesa a giorni: la possibilità di una mediazione, in questo momento, pare improbabile.

La scorta di Lotito era già stata motivo di discussioni, anche quando di mezzo non c’era il codice della strada: la famosa telefonata con Iodice in cui puntava l’indice contro Carpi e Frosinone accese la furia del sindaco ciociaro Ottaviani, che chiedeva di valutare “l’opportunità o meno di continuare a concedere la scorta ad un uomo che sputa veleno sulla parte più nobile del calcio italiano e sulle istituzioni locali”. Chissà se nel frattempo basterà per non pagare le multe.
Fonte: LA REPUBBLICA (M. MENSURATI)
Un presidente senza limiti, ma stavolta il pallone c’entra poco. La querelle giudiziaria sui 70 mila euro di multe non pagate alla Toyota Italia per eccesso di velocità riflette una nuova immagine del presidente della Lazio, Claudio Lotito: da latinista incallito e accumulatore di cariche federali a protagonista di un capitolo alla romanesca di Fast and Furious. Gli autovelox, infatti, lo hanno fotografato ben 64 volte mentre sfrecciava anche a 226 chilometri orari lungo l’autostrada A1 all’altezza di Caserta e diretto chissà dove. Sommando le infrazioni (tutte fra il 2011 e il 2012) il presidente più veloce d’Italia, anzi il suo autista, ha collezionato la perdita di ben 251 punti sulla patente di guida, se non è un record poco ci manca. Le spiegazioni di queste corse sfrenate? Molto deboli così come il resoconto dei fatti.

Il presidente della Lazio ha infatti giustificato il tutto come “questione di sicurezza dovuta alla scorta”. Difficile comunque da sostenere nel caso di un viaggio in autostrada a 226 chilometri orari. Forse sarebbe possibile provarlo una volta, al massimo due ma le altre? E comunque quali potevano essere i motivi per sfrecciare a quelle velocità mettendo in pericolo la sua vita e quella degli altri? Qualche dubbio c’è, dato che le sue corse sfrenate, secondo i sistemi di rilevazione, sono avvenute principalmente a ridosso del weekend: subito dopo, o il giorno successivo alla “sua” Salernitana, all’epoca Salerno Calcio, contro l’Arzachena, o appena prima di un derby vinto dalla Lazio. I dettagli del caso, rivelati sabato da Repubblica, si arricchiscono però di elementi grotteschi sulle abitudini di Lotito e del suo autista Luca Polce, a cui materialmente era intestato il comodato: una forma contrattuale che prevede vincoli strettissimi sulle responsabilità civili. Regole che valgono per tutti e prevedono il pagamento da parte del comodatario di ogni genere di contravvenzione. Con tanto di firma al momento della consegna dell’auto. Firma regolarmente apposta sul documento di consegna. Pratica evidentemente ben conosciuta da Lotito che ha sempre sostenuto, quando ha parlato con gli uomini Toyota da subito preoccupati per l’arrivo delle multe, di non fare nulla perché ci avrebbe pensato lui. Al punto da mandarle addirittura a ritirare. Versione che non coincide affatto con quanto affermato dopo la denuncia della casa automobilistica in seguito al mancato pagamento dei 70 mila euro di multe.

Troppa velocità anche nell’accampare una scusa? Lotito Fast and Furious avrebbe così peggiorato la situazione. Ha infatti mentito alla Toyota e in seguito ha continuato a mentire a chi gli chiedeva spiegazioni dopo l’avvio del procedimento sostenendo che la casa giapponese avrebbe dovuto respingere le multe in quanto dovute “a motivazione d’urgenza”. Entro poche settimane si terrà la prima udienza, intanto la linea difensiva punta tutto sulle “esigenze di scorta”: da anni infatti il numero uno della Lazio è sotto tutela per le minacce dei tifosi laziali. Ma per annullare la contravvenzione è necessario dimostrare che davvero, in quelle occasioni, le corse folli fossero giustificate da “servizi urgenti di istituto”, come recita l’articolo 177 comma 2 del codice della strada, e soprattutto accompagnate dall’utilizzo di lampeggianti e sirena. Insomma, non basta la giustificazione di essere sotto scorta per correre come farebbe Vin Diesel al volante di un bolide da film hollywoodiano.
Fonte: LA REPUBBLICA (V. BERRUTI)

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