La Roma non punge, Medel sorprende Szczesny da 30 metri: vince l’Inter e soffia il primato. Espulso Pjanic

De Rossi non ce la fa e Garcia è costretto a confermare la squadra che mercoledì ha battuto facilmente l’Udinese, con la sola variante di Salah al posto di Iago Falque. Insomma, è la stessa Roma del turno precedente, ma sono tante le cose diverse rispetto all’ultima giornata. In campo c’è Maicon, ma sembra un lontano parente di quello applauditissimo e risolutivo all’Olimpico; c’è anche Dzeko, ma chissà perché gioca a chilometri di distanza dall’area interista e quando, al minuto 22, gli si presenta la più facile delle occasioni (deve solo toccare in rete una respinta corta e sbilenca di Handanovic), ritarda quella frazione che consente il recupero miracoloso a D’Ambrosio. Di nuovo c’è anche il colore della cresta di Nainggolan, stavolta è biondo oro, ma avremmo volentieri fatto a meno di notarla.
La Roma gestisce il gioco, l’Inter è brutta come sempre; aspetta con l’atteggiamento tipico della provinciale, sa che non deve lasciare spazi alle “frecce” giallorosse, e fa muro con tre-cinque-sette uomini. Si affida poi al riesumato Ljajic, al sempre imprevedibile Jovetic, al sostanziale Perisic. Ma passerebbero anni luce prima di vedere l’Inter rendersi pericolosa, ma nessuno ha fattop i conti con il puffo Medel e con watusso Szczesny: il primo calcia da …Monza, almeno trenta metri; è un rasoterra maligno, ma sarebbe una comoda presa se lo spilungone polacco non partisse con inaccettabile ritardo. L’Inter è avanti dopo mezzora e tutto all’improvviso diventa più difficile.
Un primo tempo che fotografa le due squadre: l’Inter fa poco, anzi pochissimo ma è concreta come forse nessun’altra squadra in questo primo scorcio di campionato. La Roma fa tanto, anzi tantissimo ma alla fine è solo panna montata e se non ha la fortuna (e l’abilità) di trovare il gol, tutto diventa problematico. Quarantacinque minuti con un Dzeko imbarazzante: lo “spaccaporte”, come detto, si muove sempre lontano dall’area, cioè dal suo habitat naturale. E’ così che vuole il tecnico, c’è sicuramente una scelta tattica, ma l’avversario non può che ringraziare. Il tedesco in mezzo al campo sembra proprio un regalo inatteso…
Ma non è solo la posizione di Edin a trasformarsi in cadeau; nel giro di tre minuti, intorno al quarto d’ora, la Roma di regali ne fa parecchi, divorandosi il gol del pareggio, complice la mancata freddezza di Salah (per due volte a tu per tu con Handanovic) e l’abilità del portiere neroazzurro, capace di ribattere i tentativi di Florenzi, Salah e dell’amico Murillo in meno di quattro secondi! Garcia dal cilindro tirava fuori Iago Falque, sembrava scontato chee richiamasse in panchina Maicon per arretrare Florenzi a terzino. Invece era proprio l’inedito capitano ad uscire: la smorfia veniva naturale, all’insegna del “ma perché esco io?”.
La Roma è capace di fare quattro gol e magari pareggiare la partita (è successo a Leverkusen); così come Miralòem Pjanic è capace di risolvere qualsiasi partita ma anche di portare la propria squadra, e se stesso, nel baratro. A San Siro il mago delle punizioni si autoespelle guadagnandosi il secondo cartellino giallo con un fallo di mano. La Roma resta in dieci e domenica prossima Miralem vedrà il derby dalla tribuna. Complimentoni. L’inter ringrazia (ancora!) e scippa (senza demerito) il primato alla Roma.

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