Quando Dzeko comincerà a segnare non si fermerà più. Scommettiamo?

di PAOLO MARCACCI – Quando, in una gara tatticamente equilibrata, con il presidio sistematico di ogni zona di campo da parte di entrambe le contendenti, una delle due – in questo caso la Roma – riesce comunque a emergere per la qualità del palleggio, vuol dire che qualitativamente è superiore, neanche di poco.
Poi si può discutere sui meriti di Mancini, che ancora una volta ha curato meticolosamente la fase difensiva; oppure sul fatto che in fase di possesso palla dai giallorossi avremmo voluto vedere qualche accelerazione in più; di certo Rudiger dovrebbe uscire più rapidamente e con maggiore decisione quando Medel – che neppure in caso di reincarnazione riuscirà più a colpire la sfera in modo così preciso – va alla battuta, riuscendo ad estrarre dal ruvido cilindro il millimetrico coniglio dello zero a zero.
Bastano quarantacinque minuti per innescare, amplificandolo rispetto alle puntate precedenti, il dibattito su Szczesny: era coperto, è partito in ritardo?
Non fa bene alle ambizioni della Roma la messa in discussione sistematica degli uomini chiave: vale per il portiere, vale per il centravanti, cui manca ancora qualche millimetro di brillantezza e che sta circumnavigando il goal, arrivando in un paio di occasioni a sfiorarne l’urlo.

Andava cambiato qualcuno o qualcosa nell’intervallo?
Avremmo cominciato dall’usare Florenzi in modo diverso.
Maicon disputa una partita da leader, anche per la gestualità con cui richiama e coinvolge i compagni.
Poi vanno presi in considerazione gli episodi, leggi parate di Handanovic e centimetri che separano la Roma dal goal, che non fanno giurisprudenza ma che vanno presi in considerazione per formulare il giudizio finale.
Di certo, senza Medel davanti alla difesa l’Inter è un’altra, più concessiva e perforabile: un peccato mortale non colpirla prima dell’espulsione di Pjanic.
Szczesny toglie, Szczesny dà, nel frattempo.
Certi suggerimenti di Iago Falque meriterebbero interpreti più spietati del Salah opaco di stasera, forse in una gara così tattica avere lo spagnolo dall’inizio avrebbe consentito alla Roma di imporsi da subito e schiacciare l’Inter in maniera più decisa. Recriminazioni varie, che diventano rammarichi, anche alla luce di un possesso palla romanista che sfiora il sessanta per cento.
C’è poco tempo, ed è una fortuna, per piangersi addosso: ci aspettano una Champions che ci dichiari maggiorenni e un derby senza Pjanic. Diventare grandi vuol dire innanzitutto sapersi rialzare quando si cade.

Chiudiamo con una previsione, che a molti stasera sembrerà uno scherzetto amaro di Halloween: quando Dzeko comincerà a buttarla dentro, non si fermerà più.
Forza Roma.

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