Roma sempre peggio: l’Atalanta passeggia all’Olimpico (2-0)

I fischi che accolgono l’annuncio del nome di Rudi Garcia la dice lunga sullo stato d’animo della tifoseria, almeno di quella che ha ancora voglia di andare allo stadio. La Roma proposta è quantomeno inedita: De Sanctis tra i pali, Florenzi che arretra a terzino, Castan preferito a Rudiger accanto a Manolas, Iturbe e Iago Falque sulle fasce, oltre al ritorno di De Rossi. Tanti uomini nuovi, ma la solita musica, lenta e noiosa per oltre mezzora, quando l’Atalanta tutt’altro che ‘catenacciara’ (Reja è sempre andato a nozze con le squadra super coperte) ha avuto anche qualche timida chance con le sue gazzelle, Gomez e Maxi Morales.
Un tentativo di Pjanic, un altro di Dzeko e davvero poco altro. Se all’Olimpico arrivasse qualche spettatore dalla Luna non avrebbe difficoltà nell’etichettare la formazione giallorossa in una graduatoria di mediocrità, una squadra capace di puntare alla conquista di una slavezza tranquilla, magari sognando l’exploit di un posto in Europa League. Ma sarebbe subito smentito, visto che la Roma di questi tempi è men che Rometta: l’Atalanta riesce a far gol con Papu Gomez, capace di sfruttare l’ennesima distrazione difensiva (imperdonabile l’errore di Digne), dove Castan non riesce a crescere, dove Digne peggiora di partita in partita, dove Florenzi non tenta più di fare ma di strafare.
Un’immagine penosa. La Roma non ha perso solo Salah e Gervinho, ha perso certezze, gioco, fantasia, sicurezza. E’ una squadra tremebonda, sciatta, trasandata come il suo allenatore che in panchina si agita dando l’idea di parlare al vento. Solo qualche bordicampista cerca di tenere in piedi la baracca del francese, incapace di ritrovare la retta via. Il primo tempo si chiude così com’era iniziato: fischi a Garcia. Meritatissimi!
Se è vero che quando hai toccato il fondo puoi solo risalire, è altrettanto vero che la Roma non riesce a fare molto. Lotta e combatte, ma senza idee chiare e quando Cigarini salva sulla linea, a Sportiello battuto, sembra proprio un’altra giornata maledetta, che avrebbe potuto chiudere anzitempo se De Sanctis non salvasse letteralmente il raddoppio atalantino frenando la fuga solitaria di Morales. Il fondo toccato, anzi sfondato, quindi la sostituzione gioco forza di Iago Falque per dar posto al giovanissimo Sadiq. Per Garcia una sorta di ultima carta, quella disperazione. Poco più tardi, al minuto 70′, finiva invece la partita dell’inguardabile Florenzi che forse ha bisogno di riposare, soprattutto la testa apparsa particolarmente annebbiata dai troppi titoloni degli ultimi tempi.
Ad un quarto d’ora dalla fine s’è levato il coro più atteso e scontato, quello che vuole il tifoso stufo dell’atteggiamento della squadra, quello per intenderci in cui si sottolinea che si è rotto qualcosa… In realtà di cose se ne sono rotte tante, troppe. Per certi versi la prestazione contro l’Atalanta è molto più preoccupante rispetto a quella di Barcellona: al camp Nou la Roma non giocò, non scese nemmeno il campo, e fu spazzata via da alcuni marziani. In campionato ha invece tentato di fare qualcosa, ma nessuno se n’è accorto, nemmeno l’Atalanta che sta al Barcellona come Alvaro Vitali a Robert De Niro. Insomma, più che alla deriva la nave giallorossa sembra calare a picco, lentamente. Il colpo di grazia di giornata glielo dà Maicon che stende Gomez, si guadagna il rosso, regala il rigore del 2-0 e tutto sommato potrebbe liberare la Roma dall’incubo-Garcia, che non trova di meglio a otto minuti dalla fine di sostituire Iturbe con Torosidis. L’Atalanta chiuderà la partita in nove, per via di una doppia espulsione, ma anche giocando in sette sarebbe riuscita nell’impresa: la luce della Roma ormai era spenta. Ma forse non si era mai accesa.

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