La Roma delude per 45′, poi vince 3-1. Gol di Nainggolan, magìa di El Shaarawy e Pjanic con perla di Totti.

Nella formazione allestita per la sfida col Frosinone c’è forse l’essenza della Roma indecifrabile degli ultimi. E’ vero che gli infortuni di Florenzi, Digne e Torosidis hanno in qualche modo condizionato le scelte di Spalletti, ma sono i vicini di panchina del tecnico a far luce sul fallimento di strategie di mercato: da un lato l’allenatore che “deve” rischiare De Rossi accanto a Manolas, con il debuttante Zukanovic e Rudiger sulle fasce, mentre sulla famosa panchina siedono Gyomber, Emerson (i famosi rinforzi estivi…), i sempre malmessi Castan e Maicon. Mai visto un reparto più disastrato, ma nelle ultime settimane si è pensato a Perotti e a El Shaarawy.
La novità è il “Faraone” accanto a Salah e Dzeko, con Keita a puntellare un centrocampo azionato da Pjanic e Nainggolan. Una squadra che più inedita non si può per un esame che solo la classifica proponeva tra i meno impegnativi, come se fosse stata cancellata con un colpo di spugna la mediocre prova contro il Verona che arrivò all’Olimpico occupando l’ultima casella della graduatoria. E ci vuole poco per capire che la minestra è sempre la stessa, insipida, immangiabile.
Sembra un derby tra squadre derelitte. La Roma non ha né capo né coda, il Frosinone ha carenze tecniche solari e il botta e risposta è degno di serie inferiori. Nello spazio di cinque minuti, tra il 16 e il 23, succede di tutto: prima Zukanovic salva la capitolazione, alzando sulla traversa un pallone destinato in fondo alla rete; nel ribaltamento la Roma passa pescando un jolly insperato, con Nainggolan che da terra riesce a trovare un rasoterra sul quale Leali è in ritardo. Tutto come col Verona, solo che il Frosinone ribatte subito agguantando il pareggio con Ciofani, capace di saltare la tremebonda difesa giallorossa (imbarazzanti De Rossi e Zukanovic) per poi trafiggere Szczesny con tanto di pallone tra le gambe del polacco.
E’ la solita Rometta che in mezzora non combina nulla di buono. Sul taccuino c’è un destro dalla distanza di Nainggolan e il nulla assoluto sul piano del gioco. I rari applausi li prende Rudiger, che combatte sulla fascia, ed è tutto dire. El Shaarawy c’è ma non si vede, Salah vaga senza méta, mentre Dzeko si complica la vita ad ogni movimento. Un lampo al 35′, finalmente uno stop di petto con girata; Leali ci arriva all’ultimo negando il gol. Il Frosinone tiene sempre la testa alta, avrà qualche chanche in meno dal punto di vista tecnico, ma combatte e soprattutto si rende conto di avere di fronte una squadra che combatte contro se stessa, contro le mille paure che nessuno riesce a cancellare, ma nemmeno a ridurre. E non è un caso che i ciociari prendano in mano il gioco moltiplicando le ammucchiate davanti a Szczesny. Si va al riposo, tra i fischi, of course…
Il calcio, si sa, non ha certezze e ne sa qualcosa El Shaarawy che dopo un primo tempo evanescente, trova un colpo di magia all’inizio della ripresa: il “Faraone” con il tacco riesce a deviare in rete un cross che sembrava pura routine. Una rete da incorniciare. Il nuovo arrivato si presenta come meglio non avrebbe potuto, mentre l’altro bomber ne combina qualcun’altra delle sue: Dzeko è forse il giocatore più confuso e quello che non riesce a combinare nell’area avversaria lo fa nella propria. Al 55′ allunga il braccio su un tiro di Sammarco: l’arbitro Guida non vede un rigore evidente. Chissà che Spalletti non abbia tratto spunto proprio da quello per richiamarlo in panchina e lasciare spazio a Totti, ovviamente osannato.
C’è da tenere il risultato e si sa con quante difficoltà la Roma ha cercato di farlo, senza riuscirci, in passato. Dopo Totti tocca a Maicon (per Zukanovic)) e Vainqueur (per Salah), ma il colpo lo fanno i fuoriclasse e Francesco Totti fa ancora parte della categoria. All’83’ lancia Pjanic in contropiede; Miralem è un predestinato e non sbaglia: rasoterra in diagonale. E’ il 3-1 che scaccia gli incubi. La Roma continua a soffrire e a non soddisfare sul piano del gioco, ma torna a vincere. Non è poco.

Written by