Roma non fu fatta in un giorno, e questa prima era da …disfare

di PAOLO MARCACCI – Non è facile, il lavoro di Luciano Spalletti, considerando tutti gli ambiti in cui deve agire, far reagire, interagire con chi c’era già prima del suo arrivo.
Rendere sua una Roma che in partenza non lo era, far rinascere chi, più d’uno, ancora non era sbocciato. E inserire chi ha appena fatto la foto con la nuova maglia, se parliamo di stasera.
Ecco perché gli serviva la vittoria, a prescindere da tutti i “come” del mondo, nella serata cominciata con Rüdiger travestito da Maicon operaio, con i quattro in difesa che devono capire movimenti e spostamenti – tutte rime con comportamenti -, con il Frosinone che picchia, strattona, quando gli capita prova addirittura a strangolare.
L’Egitto dà, l’Egitto toglie: per un Salah titubante come chi calpesta il suolo di un pianeta sconosciuto, c’è la chioma di El Shaarawy che ondeggia subito, ad ogni chiamata in causa sul fianco sinistro. Poi arriva il tacco di Cheope, che riattiva l’encefalogramma dell’Olimpico, e capisci quanto possa, a volte, essere predominante l’episodio sullo spartito. Ma l’episodio non è prevedibile, non sempre, lo spartito dà senso a ogni elemento dell’orchestra. Costruita come? Forse bisognerebbe sorridere con meno sufficienza nei pre-partita in cui le domande sul mercato sono ovvie e giustificate da ciò che non si è fatto.
C’è poco tempo per fischiare Dzeko, se esce per far posto a Totti, vivificato dal rito ventennale del calcione da dietro. Il bosniaco ha fatto salire la squadra, scende l’umore a ogni stormir di palla, araba fenice lo specchio di porta, quando Leali non mette il guanto millesimato.
Keita, mestiere infinito a diluire, per quel che si può, la melodia da canto del cigno che a certi livelli arriva senza preavviso.
Poi Totti – moto perpetuo, nella mezz’ora che Spalletti gli ha riservato – soffia un pallone di zucchero a velo sulla corsa di Pjanic ed è un diagonale da cronografo svizzero a piegare le ginocchia di Rosi e compagni.
Con la pancia piena si ragiona meglio su problemi e mancanze, non c’è dubbio: alla vigilia, ripetiamo, era la prima preoccupazione di Spalletti. Però ci si aspettava una serata con meno apprensioni, contro Frara e Cibsah. Roma non fu fatta in un giorno, del resto, e questa in particolare era prima da disfare.
Assieme ai tre punti, arriva alla fine una piccola sensazione: i grandi giocatori, come i giovani, cominciano a sentirsi tutti coinvolti.

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