Spalletti dixit: “Con Totti solo un malinteso. Venerdì tutti allo stadio!”

Il tecnico della Roma, Luciano Spalletti, è intervenuto ai microfoni delle emittenti radiofoniche Radio 1 e Roma Radio, commentando il momento positivo della sua squadra. “Da quando sono arrivato Gianni mi dice che bisogna fare la Radio e quindi sono venuto. Non so se ne sono capace però”

Lei è bravo a fare l’allenatore vedendo le prestazioni recenti della Roma…
Questo non lo so, bisogna vedere te nelle mie vesti e nella mia posizione. Secondo me sapresti esercitare ugualmente le tue qualità.

Che partita è stata Empoli-Roma?
E’ stata una partita molto importante, perché è fatta contro quell’avversario lì. Una prova di forza, contro una squadra difficile che gioca bene al calcio. Penso che sia stato di supporto fondamentale tutto quel pubblico che avevamo dietro. Se ci fanno sentire a casa nostra riusciamo a dare di più. Spero che questo venga riproposto anche nelle partite in casa. Quella contro la Fiorentina è la gara più delicata: se vogliamo avere qualche chance in più serve che il pubblico sia con noi.

Roma e Fiorentina sono in lotta per il terzo posto. E’ una partita delicata…
Si, è importante. Loro sono una grande squadra. Come l’Empoli anche loro giocano un buon calcio, bellissimo. La Fiorentina se prendiamo il gruppo delle squadre di testa, sicuramente è quella che è stata più brava a stare lì. Hanno una forza consolidata di squadra, perché essendo meno forti sotto l’aspetto dei nomi e della rosa, bisogna dire che Sousa è stato il più bravo di tutti”.

Nella partita contro la Juventus la Roma non aveva fatto una brutta partita. Le è dispiaciuta una critica un po’ troppo feroce nei confronti della squadra?
E’ così, bisogna abituarsi alle realtà. Noi dobbiamo essere sempre nelle condizioni di esprimerci al massimo. Se molli un po’ bisogna dare spiegazioni, e sono tante perchè l’affetto è tanto. Qui non bisogna dare le spiegazioni sulle sconfitte, ma anche sulle vittorie. Quando si vince non siamo tranquilli e ti chiedono “perchè hai vinto?”. Non si dice solo “questo è venuto bene”, bisogna dare spiegazioni di tutt’altra cosa.

Quanto è soddisfatto della squadra?
La risposta più importante l’ho avuta sabato. Si sono fatte delle scelte che potevano essere anche delicate. A Empoli ho molti amici e mi hanno chiesto: “Ma gioca la squadra a disposizione o quella titolare?”. Abbiamo una panchina importantissima e abbiamo fatto vedere che la nostra squadra è un branco di lupi, ma fuori ci sono altri lupi che possono aiutare. Questo è molto positivo per il nostro gruppo. Vogliamo far crescere e far nascere altri leader, portare al livello dei più grandi calciatori che abbiamo anche quelli che sono meno conosciuti.

C’è ancora margine di miglioramento?
Ci deve sempre essere margine di miglioramento. Noi a Empoli siamo stati quasi perfetti: abbiamo comandato la partita, abbiamo saputo soffrire. L’Empoli tira in porta con chiunque, con noi ha tirato poco. Abbiamo fatto tanto e c’era anche il nostro pubblico.

Come si trova con la struttura societaria?
Sono soddisfatto, sono dei professionisti veri. Non è facile qui fare l’allenatore, il calciatore e fare i risultati. Siamo abituati anche bene, abbiamo visto calciatori fortissimi giocare con questa maglia. L’occhio va a ricevere sempre il massimo. Abbiamo anche dei dirigenti bravi e che probabilmente devono affrontare tante di quelle situazioni dove non si può essere sempre al massimo.

Nel momento in cui ha firmato il contratto con la Roma, qual è stato il suo primo pensiero?
Quando le componenti sono così profonde e vengono da un sentimento che è difficile dimenticare, perchè sono pezzi di vita dove hai fatto tante cose e dove ci sono state difficoltà a superare dei momenti, poi ti rimane qualcosa dentro e ritornare dove hai vissuto da bambino piace sempre a tutti. Ci sono dei ricordi forti. Io qui avevo qualche componente in più. Mi figlio che vive a Roma e romanista sfegatato, ma anche quello che studia in America segue la Roma nonostante il fuso orario. Lì ora non conoscono il calcio ma conoscono la Roma.

Venerdì tutti allo stadio, ci proviamo a dirlo?
Se non andiamo venerdì a vedere questa partita e se non ci teniamo, poi può nascere anche qualche dubbio che si anteponga qualcos’altro alla Roma. Se noi non dobbiamo farlo, neanche quelli che la pensano come noi. La Roma è importante come la famiglia, le altre cose vengono dopo. Dobbiamo creare una solidità mentale dove le altre cose non possono essere messe alla pari. Quelli che evidenziano e parlano di questo amore profondo, di questo tatuaggio infinito che si ha nel cuore, è il momento di dimostrarlo. Io ero a Empoli e c’erano i miei familiari, poi monto sul trenino e torno a Roma a fare l’allenatore. Era bello essere a cena con loro, ma è altrettanto bello venire ad allenare la Roma. Se siamo pronti vinciamo di più.

SPALLETTI A RADIO 1 – Differenze tra prima e seconda esperienza: “Non ho trovato molte differenze rispetto alla prima esperienza. Mi aspettavo discorsi diversi, ma alla fine sono sempre gli stessi sull’ambiente. Si è diffusa l’idea che qui non si può lavorare, è un alibi ed è il nostro nemico numero uno. Qui ci sono tutte le qualità per lavorare bene. Dobbiamo avere la responsabilità di sfruttare questo grande privilegio ed imporre il nostro stile, ‘ruzzando’. Non abbiamo ancora solidità mentale, che è la differenza tra un vincitore ed un ipotetico vincitore”.

Sul modo di lavorare: “Senza dialogo non c’è conoscenza. Le persone possono dubitare di ciò che dici, non di ciò che fai. Questione fisica? In poco tempo è più facile intervenire sull’aspetto pscologico. Se si è squadra, si può sopperire ai momenti di difficoltà”.

Il caso Totti: “Francesco è uno dei calciatori più importanti che ho a disposizione, ma un allenatore si trova a fare anche scelte diverse. Io sono venuto qui per allenare la Roma. Lui è venuto fuori da un infortunio ed ora è un periodo che si allena bene. Tra me e lui c’è stato un malinteso che è dispiaciuto ad entrambi. E’ tutto ok. Quello che lui deve fare è semplice: parlerà col presidente ed io non ho alcuna voglia di interferire. Io spero che Francesco chieda quello che gli suggerisce il suo cuore, che spesso gli ha dato suggerimenti corretti. Se ci sarà un confronto, io sarò al fianco di Francesco ma senza disturbare nulla. Io tento di avere altri calciatori come Totti nella mia squadra”.

L’esplosione di Stephan El Shaarawy: “Non si parli di calciatori indispensabili. Lui è un talento. Ha tecnica, estro e velocità. E ti risolve le partite da solo. E’ un bravissimo ragazzo, semplice e a volte diverso da ciò che sembra da fuori. E’ importante il carattere nelle cose che fa”.

Il futuro di Sabatini: “Io, prima di tutto, devo pensare a convincere la società che io possa continuare a lavorare qui. In caso di risultato positivo, e non parlo solo di classifica, da parte mia ci sarà la volontà di continuare a lavorare con gli attuali. Sabatini ha dimostrato di essere tra i più bravi nel suo ruolo. Ad Empoli ho avuto un grande messaggio dalla squadra, anche chi è rimasto fuori si è dimostrato lupo affamato”.

La lotta per lo scudetto: “Se io rimango alla Roma, voglio avere la possibilità di poter competere per lo Scudetto. Secondo in classifica ci sono arrivato già diversi anni. Contro il filotto della Juventus di questi anni non puoi farci niente, ha dimostrato grande solidità mentale”.

Fonte: forzaroma.info

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