Il nuovo stadio e il pasticcio Comune-Regione: Roma caput sabbie mobili

Nel pomeriggio di ieri viene annunciato l’invio da parte del Comune di Roma del dossier sullo Stadio della Roma alla Regione Lazio. E mentre Pallotta e Parnasi si gongolano dalla soddisfazione, arriva la nota da parte della Regione: «Nella nota di presentazione del progetto trasmesso manca l’espressione del parere di conformità alla delibera votata dal Consiglio comunale con la quale si dichiarava la pubblica utilità dell’opera […] si evidenzia esclusivamente il permanere di alcune carenze di documenti/elaborati (legate, pare, a viabilità, trasporti e parcheggi, ndr )». Fine della soddisfazione. Quello che doveva essere un nuovo passo in avanti per la realizzazione dello stadio di proprietà della Roma è diventato, nel giro di poche ore, un caso burocratico incandescente che la Regione e il Comune hanno iniziato a scambiarsi come una pallina da tennis. Infatti, il Campidoglio ha replicato per temporeggiare: “Il parere non è vincolante all’apertura della Conferenza dei servizi e le presunte lacune, nel caso, sono proprio materia della Conferenza». Ed invece la Regione Lazio ribadisce: «Il Campidoglio sbaglia, la conformità alla delibera di pubblica utilità è vincolante per l’apertura della Conferenza. Per tre mesi abbiamo aspettato solo questo parere, con cui il Comune deve dirci se il progetto ha tenuto conto delle prescrizioni chieste dal Consiglio comunale che avrebbero inficiato la pubblica utilità». Ma se appunto per tre mesi, la documentazione è stata al varo del Comune di Roma, il quale ha continuato ha ribadire che non c’è: «Nessuna mancanza di rilievo, ci sono tutti gli elementi perché vada in Regione», come è possibile che tutto d’un tratto, proprio uno dei documenti fondamentali è assente nel dossier?
————
Queste parole portano la firma di Alessandro Catapano, giornalista de La Gazzetta dello Sport. Abbiamo scelto il suo commento, non volendo fotografare la situazione con un articolo di chi non ‘vuole’ che il nuovo stadio si faccia (citiamo a caso: Il Messaggero), o qualcuno che invece è dalla parte dell’A.S. Roma e spinge perché il progetto vada in porto. Catapano fa il cronista, riporta notizie e in qualche modo ci dice perché questa nostra, amatissima città è destinata a restare nel tunnel buio. Il battibecco tra Regione e Comune, tra La Pisana e Campidoglio, è emblematico: la distanza politica tra le due istituzioni fa sì che la realtà venga ignorata, che si scelga la via del rinvio piuttosto che quella della decisione. Non siamo né favorevoli né contrari alla costruzione del nuovo stadio, fermo restando che l’Olimpico è ormai obsoleto e inadeguato. L’abbiamo sempre scritto che la volontà di costruire un nuovo impianto sarebbe finito nelle sabbie mobili della burocrazia e della politica. E’ successo per Tor di Valle e Parnasi, ma siamo straconvinti che sarebbe successa la stessa cosa se si fossero scelti Tor Vergata e Caltagirone. Roma caput mundi: della paralisi…

Written by