Nella notte europea l’astro… nascente è sempre Totti

uednnameddi PAOLO MARCACCI – C’è Totti, ed è sempre una buona notizia. Tutto il resto, più che altro curiosità – in qualche caso residue, vedi Iturbe – sulle seconde linee romaniste, gli ruota attorno. Forse davvero, per citare una brillante battuta su Facebook, c’era più gente al compleanno del Capitano giallorosso, rispetto agli spalti di stasera, puntellati da forme di vita. Come si fa a svegliare un ambiente in cui l’inno poco orecchiabile della Europa League sovrasta il brusio del moderato interesse? Bisogna dire grazie, così è se vi pare, a un’incursione per vie centrali del laterale Nicoară, il quale si insinua tra le linee, tenuto in gioco da Juan Jesus e si trova a tu per tu con Alisson, il quale è reattivo il giusto. Una qualsiasi punta della nostra Serie A, bisogna dirlo, avrebbe scritto il proprio nome sul tabellone. Da svogliata a svegliata per la Roma cambia una vocale, ma perlomeno riporta i giallorossi al dominio di sé e della gara. Più che dominio gestione compassata e ragionata, almeno nelle pretese, di un avversario tatticamente assennato e dal livello tecnico decente, che la concentrazione rende ancora più decoroso.
Al quarto d’ora il vantaggio romanista è uno schizzo di colore di Totti – pennellata su punizione dal settore destro – su cui Strootman sfiora comodamente l’ultima setola, appostato nell’area piccola.
L’entrata di Totti su Teixeira, sotto Tribuna Tevere, provoca un istante di panico quando Aghayev fruga nel taschino: giallo, e un sospiro di sollievo. Non succede moltissimo, nel resto della prima frazione di gioco, a parte la “puntuale imprecisione” – ossimoro – di Salah quando si trova a tu per tu con Lung.
Succede però che, quando si ragiona già su quali saranno i manicaretti offerti dal buffet della tribuna stampa nell’intervallo, un terra-aria di Totti di esterno collo, sempre dal lato destro, quasi divelge l’incrocio dei pali, depositando al cospetto di Fazio il vassoietto – a proposito di buffet – dal quale il centrale giallorosso gradisce la tartina del raddoppio.

La ripresa si apre col terzo sigillo: harakiri di Fabricio, centrale brasiliano dell’Astra, su incursione di Perotti da sinistra. Non sarebbe male, per il morale del gruppo, arrotondare il più possibile il risultato. Cominciano a provarci in tanti, in effetti, da Paredes a Iturbe, entrambi a caccia dell’angolino basso. Ci arriva prima Salah, però, al quale Totti scarta un cioccolatino coi giri contati dal corridoio centrale. Allo scoccare del 4-0, il Capitano infinito è stato scaturigine del 75% delle segnature romaniste. Dato statistico madreperlaceo.
Poi tocca pure a Nainggolan e Florenzi, in luogo di Salah – irritato – e di Bruno Peres, catechizzato da Spalletti all’uscita dal terreno di gioco.
Iturbe, nel frattempo, continua a insistere a testa (troppo) bassa nella ricerca del dribbling di troppo. Venti minuti abbondanti pure per Gerson, con Strootman che prende gli applausi uscendo, complimentato anche da Spalletti. Rodaggio ormai finito, Kevin.
A proposito di Gerson: come a Plzen, si limita all’ordinario, lavorando palloni elementari senza cesellarli: cautele di un ragazzino catapultato in un altro emisfero.
Applausi per Aldair, quando lascia la tribuna: indimenticabile monumento alla classe e alla fedeltà.
Iturbe, nel frattempo, accartoccia in un dribbling superfluo un suggerimento rasoterra di Totti che bastava soffiare in rete. A questo punto ce n’è abbastanza, temiamo, per stilare il definitivo giudizio.
Finisce con qualche coro, con un morale più sereno, con un punteggio rotondo che è carezza leggera a spolverare la delusione. Basterebbe battere l’Inter, domenica, e stasera riflettere sul fatto che, dopotutto, è ancora settembre.

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