La Roma si è fermata ad Empoli…

Luciano_Spalletti_Romadi PAOLO MARCACCI – Qualità enormemente superiore del palleggio romanista, facilità di arrivare alla conclusione, strepitose parate – perlomeno due – di Skorupsky che tengono in vita lo zero a zero. Ecco spiegata buona parte del primo tempo, a ritmi non vertiginosi ma con una certa fluidità di manovra da parte della Roma, che li fa dunque apparire più fluidi. Poi gli uomini di Martusciello registrano meglio i tempi del pressing e i raddoppi, quindi il match diventa un pochino più stagnante, più attendista la Roma. Potrebbe, anche questo, essere un segno di forza. Forse evitabile il cartellino rimediato da Manolas in scivolata.
Fragile e cedevole il manto erboso del “Castellani”, soprattutto in certe zone del campo.
Bentornato, Rüdiger, di qui alla sosta speriamo in un rodaggio tranquillo, tra Austria Vienna e Bologna.
Però questa partita andrebbe vinta, in un modo o nell’altro, magari pazientando ancora per colpire.

Il secondo tempo, col campo ormai quasi completamente all’ombra, ricomincia dal lavoro incessante sulla fascia di competenza da parte del “nuovo” – almeno da un mese a questa parte – El Shaarawy, che cuce la fase di copertura con la propensione offensiva, ottimizzando spazi e distanze tra i reparti. Cede Palmieri a livello muscolare, già dolorante alla fine del primo tempo; tocca a Bruno Peres. Marce alte sulla catena di destra. Dzeko, nel frattempo, porta la croce e aspetta l’occasione per cantare. Quando scocca l’ora di gioco, non sono più rinviabili cinismo e spietatezza, servono la giocata e il “colpo” che possa frustrare l’agonismo empolese. Purtroppo non c’è Totti da spendere come “quid” per aprire il guscio ai padroni di casa, anche soltanto come peso della presenza in campo. Buttarla dentro, in un modo o nell’altro, attribuisce tutto un senso del tutto diverso a un pomeriggio come questo, per chi culli velleità di vertice. E sarebbe anche un positivo segno di discontinuità con troppe trasferte delle ultime stagioni. De Rossi rimedia, nel frattempo, un giallo per azione fallosa ma stimolato da eccessi dialettici, per così dire, mentre Juan Jesus rileva Rüdiger. Intanto il tempo se ne va, come scrisse Toto Cutugno per Celentano, senza che passino significativi spifferi tra le maglie difensive dell’Empoli.
Tello commette un fallo quasi teppistico, con piede a martello, su Paredes, che evita un impatto potenzialmente pericolosissimo. La sola ammonizione è un regalo di Di Bello. L’insofferenza di Spalletti è anche la nostra, perché spingere senza pungere vuol dire che si potrebbe giocare pure una settimana senza fare gol.
In più, l’Empoli mette anche la testa fuori dal guscio, sfiorando di pochissimo il vantaggio con Maccarone, che ha rilevato Gilardino al minuto 68.
Il “simpatico” Bellusci ce lo ricordiamo dai tempi di Catania, dunque nulla di nuovo.
Perotti per De Rossi, intanto.
Quattro di recupero, piovono cross in area, una manna per la contraerea empolese.
Parata enorme di Skorupsky su El Shaarawy, non si capisce se prima o dopo la linea di porta. Lo capiremo.
Però nel frattempo è finita, senza neanche battere un altro calcio d’angolo. Soddisfazione toscana, rabbia romanista, sotto un grande tifo giallorosso, che trova casa in ogni trasferta.

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