E’ la Roma l’anti-Juventus: un gol di Nainggolan stende il Milan

Bisogna pensare al presente e non al futuro: le parole di Spalletti, pronunciate mezzora prima dell’inizio del Derby di Torino avevano il sapore profetico di chi fa di tutto per far concentrare la squadra sull’impegno immediato (il Milan) e non su quello successivo (la Juventus, appunto). Il rischio della vigilia era ben chiaro: cercare la vittoria per tornare alle spalle dei bianconeri, sganciando la squadra di Montella dal secondo posto. E, per quanto importante, proprio la vittoria di Pjanic e Higuain nella stracittadina piemontese, battere i rossoneri ancora una volta aveva il sapore del minimo sindacale, per lasciare inalterate le ambizioni in vista del viaggio torinese, sabato prossimo.
A dispetto delle previsioni che davano per scontata la scelta di El Shaarawy in attacco, accanto a Perotti e Dzeko, ecco Spalletti confinare un’altra volta in panchina il faraone, con la conferma totale della formazione che aveva vinto il Derby. Come i nostri affezionati amici ricorderanno, quelle scelte non ci avevano convinto prima della stracittadina, ma eravamo stati clamorosamente smentiti dal campo. I dubbi sono tornati alla ribalta personale, ovvio sperare in una nuova smentita e in quella grazia ricevuta da Stroootman dopo la farneticante squalifica decisa dal “pericoloso” neo Giudice Sportivo.
Squadra che vince non si tocca? Spalletti forse crede ai vecchi adagi, ma il Milan non è la Lazio e per tutto il primo tempo, o quasi, Montella dà una vera lezione di gioco e di tattica al ‘maestro’ in giallorosso. La squadra milanese è padrona del gioco, copre ogni zona del campo impedendo alla Roma di produrre gioco e soltanto in due occasioni (all’inizio e nel finale di primo tempo) diventa pericolosa con Dzeko: il primo tentativo viene neutralizzato da Donnarumma, nel secondo il diagonale del centravanti esce d’un niente.
Il resto è Milan che si procura la più clamorosa delle occasioni arrivando al calcio di rigore: netto il fallo di Szczesny in uscita su Lapadula. Un errore del portierone polacco? Sì, no, forse, sta di fatto che proprio lui riesce poi a ribattere con un intervento tutt’altro che facile la battuta dal dischetto di Niang. Montella s’infuria in panchina e ne ha mille ragioni visto che i suoi sembrano dappertutto, specie sulla fascia destra dove l’asse Abate-Suso manda spesso in tilt i dirimpettai romanisti. E tutto sommato quando Bruno Peres è costretto a cedere il posto ad El Shaarawy tutti sperano che qualcosa cambi. Di sicuro c’è l’ennesimo infortunio del brasiliano ex-Toro, che esce dal campo dilaniato dalla rabbia.
Nel secondo tempo lo scacchiere resta lo stesso, ma le pedine si muovono in maniera diversa. La Roma non aspetta più, prova a proporre qualcosa anche in fase offensiva, trascinata dal coraggio e dalla voglia di combattere di Dzeko. E quando si pensa che il pantano dello 0-0 sia dietro l’angolo ecco il colpo magistrale di Nainggolan: il belga s’avventa su un rinvio aereo di Manolas, porta la palla sul sinistro e batte a rete dalla distanza, proprio come aveva fatto nel Derby. Donnarumma si allunga, ma è troppo lontano dal pallone che s’infila mentre la Curva Sud è già in piedi ad esultare!
Ci sarà ancora da soffrire e da lottare, ma Szczesny resterà spettatore con l’avversario mai in grado di dargli pensiero. Nella ripresa il grande Milan del primo tempo è via via evaporato, merito sicuramente di Spalletti che dopo aver commesso qualche disattenzione iniziale, si è ripreso il …gessetto e la lavagna, riportando Montella al ruolo di allievo. Sabato a Torino l’esame di maturità: mai dire mai…

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