Roma-Chievo 3-1. El Shaarawy scatenato: segna e fa segnare Dzeko. Poi Perotti crea e trasforma il rigore

Non ci sono Manolas, Paredes, De Rossi, ma Roma-Chievo diventa passerella di primissimo piano per la chiusura del 2016, con novità attese per settimane (vedi Vermaelen che torna titolare) o per giorni (El Shaarawy, prima resuscitato e poi dimenticato); con conferme legati ai meriti guadagnati sul campo (il trio difensivo Ruediger-Fazio-Emerson non è mai andato al di sotto della sufficienza); con esclusioni che in troppi avevano escluso alla vigilia (Gerson di nuovo in panchina a favore di Bruno Peres); con una panchina ricca di spunti (Mario Rui, Totti e, ma perché?, Perotti). E poi, c’è soprattutto da mandare in archivio un anno bisesto, tutto sommato funesto fino ad un certo punto (eliminazione dalla Champions, ko in casa della Juventus), con l’Olimpico rimasto imbattuto nonostante lo sciopero della Curva Sud.
Ci tiene Spalletti e alla vigilia ha fatto veramente di tutto per dare corpo e sostanza all’impegno contro una squadra pericolosa al di là della classifica e dei nomi non altisonanti. Ha cercato di colmare la lacuna psicologica della sfida-scudetto malamente persa sabato scorso, raccontando si sé e di quel futuro ancora pieno di incognite, con un contratto pronto (?) ma non ancora sottoscritto. “Se non vinco nulla vado via…”: una minaccia o una riflessione? Una gufata renziana, cioè anti gufi, o il dubbio che soltanto puntando un po’ i piedi riuscirà a ottenere qualche cosa di importante nell’imminente sessione di mercato, ormai dietro l’angolo.
Il Chievo è cliente difficile, il classico avversario-anguilla che non riesci mai ad agguantare. Per tutto il primo tempo la Roma comanda il gioco ma di occasioni riesce a crearne solo su calcio piazzato: prima Nainggolan e poi Bruno Peres fanno vedere i brividi ai veneti, ma i brividi veri li aveva già corsi proprio Szczesny, quando De Guzman aveva mancato la facile battuta a rete all’altezza del dischetto di rigore, senza più avversari davanti.
Un campanello d’allarme. Bruno Peres è l’immagine della squadra che balbetta; avrebbe detto Nils Liedholm: “Sa far tutto benino e niente bene…”. I brasiliano accelera strappando applausi ma non riesce mai (mai!) a proporre un cross pulito e quando rovesci la medaglia ecco che diventa deleterio: il Chievo riesce a passare in vantaggio per una madornale disattenzione del brasiliano, che non vede arrivare De Guzman (ancora lui): colpo di testa in tuffo, facile facile e 0-1.
La Roma evapora. E se Bruno Peres è l’immagine della negligenza, Salah diventa quella dell’evanescenza. L’egiziano per tutto il primo tempo quasi si disinteressa della partita, sembra avere testa e gambe già dalle sue parti, dove volerà tra poche ore per l’impegno della Coppa d’Africa. L’esatto contrario è El Shaarawy che si batte su ogni pallone e nei minuti di recupero riesce ad acciuffare miracolosamente il pari: il ‘Faraone’ si procura il calcio di punizione che poi trasforma pennellando alla …Pjanic. E’ 1-1 all’intervallo.
Il risultato cambia subito all’inizio della ripresa, grazie ancora ad El Shaarawy che insegue caparbiamente un pallone fino a quando non riesce a regalare l’assist-gol per Dzeko, che con un tocco facile facile rompe il digiuno, portando la Roma in vantaggio. Intanto Bruno Peres continua a sbagliare, Salah a latitare. Spalletti impiega 81 minuti per tirar via l’egiziano che nel frattempo aveva avuto occasioni d’oro per mettere al sicuro il risultato. Purtroppo per la Roma a mancare occasioni altrettanto dorate c’è anche Dzeko, che sbaglia di suo e quando non lo fa trova Sorrentino (due volte) pronto a deviare quel tanto da evitare il 3-1. E ci si mette anche Perotti, ad una manciata di secondi dalla fine, a fallire a porta vuota dal dischetto, dopo la respinta del portiere veronese. Ma l’argentino rimedia andandosi a guadagnare il rigore nei minuti di recupero (fallo di Costa). Implacabile Perotti: si chiude sul 3-12, mentre il Napoli si salva al 94′ su calcio di rigori, quelli che Sarri ha chiesto e ottenuto, due in pochi giorni. Auguri!

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