Agostino Di Bartolomei, l’addio 20 anni fa. Ma i veri capitani non si dimenticano mai…

DI-BARTOLOMEI---1984-(7)“I veri capitani possono morire o anche scegliere di morire, ma dimenticarli è impossibile”. A venti anni dalla morte di Agostino Di Bartolomei, le parole di Gianni Mura sembrano scolpite in una sorta di pietra miliare. E’ vero, non si possono dimenticare quei calciatori che hanno fatto la storia, ma soprattutto quelli che hanno accompagnato uno squarcio della nostra vita. Quando si ricorda qualcuno a cui abbiamo voluto bene, le parole si mescolano ai ricordi, alla passione, nel nostro caso anche alle lacrime.
Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Agostino anche fuori dal campo. Soprattutto fuori dal campo. Era un capitano anche quando non aveva la fascia al braccio, quando non indossava la divisa da calciatore. I tifosi meno giovani, che come noi hanno avuto la possibilità di ammirarlo in campo, ne conservano un ricordo speciale: Di Bartolomei era il capitano che tutti avrebbero voluto avere, era l’unico che quando protestava con l’arbitro poneva diligentemente le mani dietro laschiena (come ha ricordato Malcom Pagani), che aveva un tono di voce da gentleman, che pensava sempre prima di compiere un gesto, dire una parola, sorridere o mostrarsi distaccato.
Sono passati venti anni dalla sua volontaria scomparsa. Si è detto e scritto molto su quel gesto, quel colpo sparato al cuore proprio il giorno in cui ricorreva l’anniversario più triste nella storia della Roma: la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni. A dieci anni di distanza da quella amarezza Agostino decise di uscire di scena, quasi a voler cancellare quella data nefasta.
“I veri capitani possono morire o anche scegliere di morire, ma dimenticarli è impossibile”. E sarà così per sempre, caro Agostino.

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