Roma “magica” anche in Champions: a Manchester finisce 1-1 contro il City

Manchester City vs AS Romadi PAOLO MARCACCI
Serata di gala, la maglia di più: Roma in livrea contro gli sceicchi, le figurine infinite, lo stadio come vorremmo che fosse anche da noi. La Roma in mano a Skorupski, che chissà chi lo pronuncia peggio, tra noi e gli inglesi.
L’inizio tradisce personalità, per quanto possono essere indicativi quattro minuti. L’arbitraggio tradisce e basta, neanche fossimo a metà strada tra Bergamo e Pairetto: Maicon sfiora Aguero a centro area, L’olandesone indica il dischetto come per un riflesso condizionato.
Dagli undici metri, lo stesso Aguero scrive un vantaggio impietoso.
Rabbia.
La Roma reagisce come sempre la si vorrebbe, al sesto un mezzo esterno di Maicon da destra, al volo, batte sotto la traversa di Hart. Sul settore destro c’è più Roma, in questo inizio in salita ma di carattere.
Pjanic piuttosto basso a far nascere la manovra proprio davanti a Manolas e Yanga Mbiwa, timorosi di nulla e sereni nello scegliere il tempo.
Primo battito d’ali di Gervinho al diciottesimo, per via centrale e dopo una serie di rimpalli: Hart deve uscire a terra.
Sul fronte offensivo del City, Silva appare il più ispirato e più difficilmente controllabile: sterza secco e ti manda a vuoto, rifinisce col velluto.
La Roma è sotto nel punteggio, ma è più sereno e continuo il suo possesso palla.
Minuto ventitré, vallo a spiegare agli inglesi cosa sono le nostre simbologie: palla in verticale per Nainggolan, nascosto tra le linee, Totti nel varco, leggermente decentrato sulla sinistra; l’Etihad impallidisce, per quanto possa farlo uno stadio; Hart ha già capito e si lancia in uscita bassa; il Capitano sbuca tra le maglie celesti come Venere dalle acque, sulla conchiglia tatuata di un assist mezzo belga e mezzo indonesiano; Hart perde un poco di appoggio, buccia di banana immaginaria; quando arriva sulla palla, Totti ha già posizionato il goniometro: un bacio alla francese, di destro, alla palla, che non può che ricambiare, languida di giri e traiettoria, col fremito di rete che scrive l’uno a uno.
Dopo il pareggio, pressing alto e surplus di lucidità giallorossa: la multinazionale di Pellegrini si trova davanti una linea mediana dove neppure uno come Yaya Tourè capisce ebbe dove andare a trivellare. Gli inglesi spesso fanno sfilare palla indietro per lasciare a Kompany il compito di imbastire una spartana impostazione.
Bello il duello Florenzi-Navas sull’out sinistro della Roma.
Minuto quarantatré: Gervinho da destra, troppo decentrato, a prima vista, piazza invece il destro forte e angolato su cui Hart deve esibire la risposta più reattiva di tutta la serata.
Sul l’ennesima sportellata tra Dzeko e Manolas – esemplare anche stasera – Kuipers manda tutti a riposo, tra la convinzione di Garcia e i dubbi di Pellegrini. Entrambi sanno che ai punti sta prevalendo la Roma.

Piove con insistenza, in apertura di ripresa; il City si ripresenta con Milner in luogo di Navas, alla ricerca di una svolta tattica.
Totti prova a pizzicare il palo lontano dalla distanza, al cinquantesimo; la palla non mantiene l’effetto promesso ma arriva il primo segnale che spaventa i celeste-pallido padroni di casa. Al cinquantaduesimo, De Michelis chiede un Aulin dopo la finta di Pjanic dalla quale nasce un’occasione monumentale per la Roma, prima col mancato intervento di Florenzi nell’area piccola e poi ancora con Pjanic, murato da Hart. Dopo un minuto, pasticcino di Pjanic, ancora lui, d’interno a rientrare, fuori di poco.
Tanta Roma. Bella.
Zabaleta è l’Annoni argentino – che poi è un complimento -: asfaltato Totti al minuto cinquantacinque, ammonizione sacrosanta.
Dentro Lampard, per il City, fuori Dzeko. Pellegrini vuole disperatamente cambiare spartito.
L’ultimo terzo di partita vede un City all’arrembaggio, con Keita che, sempre scettro alla mano, mette secoli di esperienza al servizio della copertura.
Kompany tenta di sfilare un paio di costole a Totti, senza anestesia.
Pjanic più alto, in questa fase.
Alto un sinistro di Pjanic, dopo combinazione Totti-Florenzi con palla indietro: l’avesse avuta sul destro, chissà.
Canta la gente della Roma, all’Etihad, che tutta Europa senta e il mondo tremi, come recita il coro.
Ad ogni rinvio di Skorupsky, ci si trova a constatare che manca un’eternità, al termine. Ma a chi conviene che finisca prima? Parliamone.
Iturbe per Totti, al minuto settantadue: applausi d’ammirazione e qualche fischio di paura, massimo segno di rispetto.
Subito dentro una combinazione con Maicon, l’argentino, che ha voglia di mangiare tutta l’erba persa dopo l’infortunio.
Ritmi più bassi e fraseggio più stretto del City, ora, con Touré che alza il grafico dei palloni giocati.
Silva libera il sinistro da fuori, all’ottantesimo, fuori di poco con Skorupsky forse colto di sorpresa.
Giallo per Nainggolan, evitabile.
Fuori Florenzi, esausto, dentro Holebas per gli ultimi dieci di passione. Pellegrini gioca la carta Jovetic, sull’altro versante, fuori el Kun Aguero. A lato un destro di Lampard, temibile come un tempo quando arriva in posizione di sparo.
Iturbe sempre più in partita, buone le combinazioni con Gervinho in un paio d’occasioni la tiene un istante di troppo.
Torosidis per Maicon, frastornato per un colpo al volto, nel finale; partita di grande spessore, ancora una volta, per il brasiliano.
Cinque di recupero.
La Roma copre i varchi, Milner osservato speciale.
Al minuto novantatré, Lampard-Zabaleta-Silva: effetto ottico da due a uno, in realtà Holebas più tempista di Rosberg in frenata, nell’anticipo.
Ultimo minuto: alto un destro di Jovetic, chiuso da Manolas quel tanto che basta.
Fischia Kuipers. L’Europa farà i conti con la Roma, il City li ha già fatti.

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