Destro e De Rossi stendono il Cesena: il tonfo della Juve fa tutto più bello!

Soccer: Serie A; AS Roma-AC Cesenadi PAOLO MARCACCI – Cristian e Stefano: una presenza che si sente, più in alto ancora di dove riesca a osare il dolore.
Roma e Cesena cominciano così, chinando il capo al cospetto di una sofferenza che va oltre l’immaginazione.
Giallorossi con Skorupsky tra i pali, Keita e Iturbe da primo minuto, Cole presente a sinistra.
Batti e ribatti in area romagnola già al sesto, con Torosidis due volte caparbio nella sua sortita alla ricerca della gloria.
Il Cesena, con Magnússon frangiflutti davanti alla difesa e Djuric e Marilungo a strappare brandelli di profondità in attacco, non vuole consegnare se stesso al ruolo della predestinata vittima sacrificale. L’impalcatura dignitosa e propostiva, per quanto possibile, allestita da Bisoli viene giù all’alba del nono minuto: dorsale destra del fronte offensivo romanista, Torosidis suggeritore per Gervinho nel corridoio, accelerazione che dietro di sé lascia solo lo sguardo che fatica a seguirla e palla dentro per Destro: uno a zero, il buongiorno si vede dal Mattia.
Keita, scettro di centrocampo, un ritorno condotto a regale velocità di crociera, porta a spasso palla e compagni con un’alzata di sopracciglio.
Col passare dei minuti i cesenati vengono progressivamente ricacciati nella loro metà campo, senza però che l’affanno gli mozzi il respiro.
Al minuto ventotto, punizione di Pjanic e stacco imperioso di Destro: fuorigioco embrionale, piccolo piccolo ma che nega il due a zero.
Testa di Keita – stavolta intesa anche come parte anatomica, oltre che metafora di calcistico fosforo – un minuto dopo: palla di poco oltre la traversa, a spiovere.
Iturbe poco dentro la partita, nel primo terzo di gara. Cole, sulla medesima fascia, lo chiama a evidenziare una maggiore visibilità.
Cesena ancora più raccolto, trequarti bianconera densa di maglie come lo strutto delle proverbiali piadine; dal gigantesco Djuric – puntale dell’albero – in giù è tutto uno sferragliare di anticipi e contrasti e un serrare le maglie. Tommasi e i suoi collaboratori consentono agli ospiti, per giunta, qualche randellata di troppo.
Capitan De Rossi distribuisce, di conseguenza, molte palle in orizzontale, che bandolo e matassa sono un tutt’uno di collosa consistenza.
Il sipario cala sul primo tempo in sincrono con l’umidità che comincia a intridere lo striminzito uno a zero.

Si ricomincia con la Roma che pare, dalle prime battute, intenzionata a scrollarsi di dosso qualche remora e qualche residuale peso psicologico e col Cesena che vuole ricominciare dalla concentrazione con cui ha condotto la prima frazione. Minuto cinquanta: alta una punizione di Iturbe da destra; un minuto dopo l’argentino saluta una partita che non è riuscito mai a caratterizzare: è il momento di Florenzi, mentre il Cesena presenta Defrel in luogo di Succi.
Neanche il tempo di prendere nota che Astori si tocca una coscia con aria sconsolata: ci risiamo, l’infortunio muscolare è l’unica presenza fissa in formazione. Dentro Yanga Mbiwa.
Al diciottesimo Djuric, due metri di ruvidezza, lascia il posto a Hugo Almeida.
Batti un colpo, Roma.
Lancio di Coppola dalla trequarti sinistra e testa di Hugo Almeida al ventitreesimo: retroguardia sorpresa, Skorupsky raggelato: fuori, ma campanello d’allarme. Sul rovesciamento di fronte, combinazione Keita-Gervinho-Florenzi con conclusione di quest’ultimo dal limite e figurone di Agliardi nella risposta.
Totti, Nainggolan e Ljajic hanno iniziato a scaldarsi. Giallo per Destro, mal…Destro nello scalciare da dietro un avversario dopo aver perso palla.
Cincischia la Roma, perdendo palla più d’una volta in maniera sorprendentemente goffa, soprattutto con Torosidis.
Ultimi dieci: dentro Nainggolan? Aspetta un secondo, il tempo di un corner; minuto trentasei, Florenzi dalla lunetta, Yanga Mbiwa che la rimette in mezzo dalla linea di fondo e De Rossi, come fosse Gerd Mueller, a scrivere di destro, nel cuore dell’area inflazionata, al volo il colpo di grazia alla partita sin troppo stiracchiata della Roma timida di stasera.
Subito dopo Daniele saluta, si prende sottobraccio l’Olimpico e allora si, la cresta che macina più chilometri al mondo: Nainggolan caratterizza il finale con corsa e tentativi dalla distanza.
È un tocchettare placido, nel finale, con un orecchio a Marassi; Pjanic divora il terzo a un passo dal traguardo, meglio stasera che in altre occasioni.
Il Cesena finisce vivo e pericoloso, però, a pizzicare le corde della giallorossa concentrazione.
Un altro passo, reso doppio dal goal che dalla Liguria fa rotolare il vertice della classifica fino alla capitale del mondo.

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