Addio sogni di gloria: dismissione di ambizioni dopo il quarto pareggio consecutivo

di PAOLO MARCACCI – Fempoli 3itta e gelida la pioggia, più di un recente ricordo di Coppa Italia; parata di sciarpe che fanno l’Olimpico più pieno di quanto sia in realtà: Roma ed Empoli fanno il loro ingresso sul terreno di gioco entrambe pensando a come ripartire da quella sera di qualche giorno fa, sicuramente per opposti motivi.
Roma con Keita al centro della linea mediana, dopo quasi trecento minuti di Coppa d’Africa, per il resto è quella obbligata da tutto ciò, Strootman a parte, che da troppo tempo si trascina e su cui finalmente anche Garcia si è voluto soffermare.
La squadra giallorossa palesa nei primi minuti un atteggiamento che vuole essere, Garcia dixit, la controtendenza esemplare di quanto accade da due mesi a questa parte: primo tempo da non regalare, quindi; se possibile, anzi, da capitalizzare più presto che si possa.
Roma avvolgente, quindi, sempre con qualche passaggio di troppo negli ultimi venti metri; Empoli disposto ad arte dal convalescente Sarri e pericoloso su una ripartenza dell’ottavo minuto, con ingresso di Pucciarelli in area da destra, con cross basso respinto da Maicon.
Dopo un quarto d’ora, i toscani alzano il baricentro e cominciano a cercare varchi, con Valdifiori sempre pronto all ‘inserimento rapido.
Minuto diciotto: percussione di Iturbe da sinistra e bordata che finisce a lato. Può essere la sua serata, dopo il gran secondo tempo di Firenze.
Al minuto ventitré, Hysaj lo travolge, quando sta tentando un ingresso in area dal settore sinistro: la gamba destra si gira in maniera innaturale. Resta a terra, si rialza, cammina ma zoppica; vuole rientrare, ci prova, poi subito impreca. Maledizione. L’ennesima.
Entra Florenzi al minuto ventiquattro. A proposito, Russo di Nola, proprio lui, nemmeno sanziona Hysaj.
Minuto ventisei: Empoli in verticalizzazione rapida, palla un poco lunga per Maccarone, altrimenti solo al cospetto di De Sanctis. Mugugni.
Ha il suo daffare monsieur Keita nel tentare di far ragionare la Roma, visto il tempismo del pressing empolese. Autore di un grande recupero, il maliano, applaudito come spesso gli capita; tutti segnali, però, che l’Empoli ha preso campo e misure alla Roma.
Passata la mezzora, la perplessità ha avvolto l’Olimpico più della piovosa foschia.
All’alba del minuto trentasette un significativo, emblematico boato di disapprovazione, quando Pjanic e compagni su un dispiegamento offensivo pretendono di entrare in porta con la palla.
Neppure un minuto dopo, la gara si fa ripida come il Pordoi: fugge Saponara, lo stende Manolas in area: è un tuttuno per Russo l’indicazione del dischetto e l’estrazione del rosso. Maccarone batte forte e angolato, tanto basta per scrivere lo zero a uno e inclinare ancor più a sfavore l’andamento della partita.
Subito dopo, fuori Totti per Astori.
Il tempo si sta per chiudere, dopo un cartellino per Saponara e una serie di dribbling di Ljajic in area, senza arrivare al tiro neppure in questa occasione. Però, già nei secondi di recupero, arriva il pareggio, anche se soltanto numerico a livello di uomini: Saponara si porta avanti la palla col braccio al momento dell’ingresso in area – l’ennesimo – e la somma dei gialli schiude la scena a una ripresa da dieci contro dieci.
“Fuori le palle” aveva già iniziato a pretendere quel poco di Curva Sud che stasera ha potuto guadagnare gli spalti, stante la squalifica seguita al derby.

Squadre in campo tra i fischi, per la seconda frazione: anche per questo la Roma dovrebbe reagire.
Alto un destro di Nainggolan al terzo, dalla distanza. Non certo la sua migliore serata, ma non si arrende, neanche stasera.
Minuto sette, Maccarone sbilancia Maicon in area: rigore a velocità normale, molto meno dopo la riproposizione.
Ancora Nainggolan, alto un suo destro ad incrociare.
Più rischi, più spazi, squadre più raccolte, il che – assieme al tempo che passa – gioca a favore degli uomini di Sarri.
Sulla scia delle meditabonde riflessioni, arriva il pareggio della Roma: limite dell’area, Florenzi la cede a Pjanic, che sente l’arrivo di Maicon a destra e a occhi chiusi appoggia; il brasiliano estrae il bisturi per il suo sinistro chirurgico a pelo d’erba, verso il palo piu lontano di Sepe.
Uno a uno, resuscitano assieme lo stadio e la partita, al minuto dodici.
Al diciottesimo, traversa di testa di Astori, su angolo da destra.
Al diciottesimo, sviene in area romanista Pucciarelli – dopo che Maicon aveva colpevolmente perso la sfera sull’out destro – e vorrebbe il rigore. Si opta invece per il colpo di freddo o, in alternativa, il calo di zuccheri.
Momento chiave della partita.
Coast to coast di Holebas al minuto ventiquattro, sulla corsia di sinistra: applausi e rasoterra sul fondo.
Giallo per Valdifiori, che quasi brutalizza Nainggolan, al minuto ventisei. Punizione di Pjanic, quindi, dai venti metri. Deviata dalla barriera. Forse un braccio di troppo?
L’Empoli sostituisce Pucciarelli con Michedlidze, al ventinovesimo. Garcia attende, con un solo cambio a disposizione.
Alto un destro di Florenzi al minuto trentaquattro, con la partita che continua a nutrirsi di spazi e di paura dell’errore che può condannare definitivamente.
Qualche undicesimo della Roma ha il fiato corto, al trentasettesimo Maicon cede il posto a Verde.
Un consultare di cronometri, da sponde e speranze opposte.
Signorelli per Valdifiori nell’Empoli, al trentanovesimo.
Ancora un destro di Nainggolan, al minuto quarantadue, alto di poco. Quel poco che continua a mancare.
Girano le lancette, troppo; la partita quasi per niente, con il fraseggio romanista frustrato dall’acido lattico.
Tre minuti di recupero.
Giallo per Astori, fallo su Croce. L’Empoli perde un minuto per battere. Buffone Russo, per gli spalti.
Roma in area, quasi al tiro con Florenzi. Nulla.
Ammonito Nainggolan, oltre i quarantotto.
Poi finisce: selva di fischi, dismissione di ambizioni. Proprio nel cuore della stagione.

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