E’ morto Bruno Pesaola: il Petisso arrivò in Italia grazie alla Roma nel 1947

È morto a 89 anni Bruno Pesaola: era da tempo ricoverato per problemi di circolazione al Fatebenefratelli di Napoli, la sua città di adozione. Nato a Buenos Aires da padre marchigiano, in azzurro ha giocato dal 1952 al 1960 e fu in quel periodo che, da oriundo, vestì la maglia della Nazionale. Soprannominato “El Petisso”, ha allenato il Napoli in quattro diversi periodi vincendo, da tecnico, la storica Coppa Italia del 1962, l’unica mai conquistata da una squadra di Serie B. Da allenatore ha vinto il suo unico scudetto a Firenze nel 1969 e un’altra Coppa Italia a Bologna nel 1974.
ALLA ROMA – Pesaola era figlio di un calzolaio marchigiano, Gaetano (che lasciò Montelupone, in provincia di Macerata, nei primi anni venti), e di Inocencia Lema, entrambi emigrati in Argentina. Iniziò la carriera calcistica nella squadra juniores del Dock Sud[6] e passò a 14 anni alle giovanili del River Plate allenate da Renato Cesarini, giocando con le riserve insieme ad Alfredo di Stéfano. Pesaola si trasferì alla Roma nella seconda metà degli anni quaranta, distinguendosi come attaccante brevilineo, veloce, abile nelle finte e prolifico, diventando amico degli attori e recitando con Walter Chiari in L’inafferrabile 12 e Carlo Dapporto in L’inafferrabile 13. A causa della frattura di tibia e perone, subita durante una partita contro il Palermo del 26 febbraio 1950 e provocata dall’avversario Gimona per reazione ad un presunto torto inflitto al compagno Gino Giaroli, Pesaola fu costretto a fine stagione a lasciare Roma; Gimona, che poté contare sul perdono di Pesaola, fu dapprima squalificato a vita, poi la pena fu ridotta a due anni ed infine ulteriormente abbassata ad undici mesi; altre fonti riportano un’ulteriore diminuzione della pena a 6 mesi in seguito al perdono.

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